
Pianse e le lacrime colavano a picco sulle guance, meteoriti lanciati a gran velocità verso la grotta della bocca. Da questa sbuffava di tanto in tanto il grigiore di un fumo d'erba, misto a tabacco, misto a carta strappata per fare meno male. Indossava per il perimetro del corpo una soluzione di cotone 100 per cento: di lana fuocaia neanche l'ombra, il gelido della sera amava sentirselo rovinare indosso. La finestra della stanza era spalancata, nonostante la stagione, nonostante fosse il modo migliore per prendersi un malanno straccia fiato. Ghirò aveva 20 espresso calati nella falce dello stomaco, nonostante questo se ne stava sveglio, fissando il cielo che è vero che è sempre più blu.
Pensò, nel cadere di un bicchiere di vetraccio, che un punto andava messo, che succede che uno comunque va avanti, che in "ginocchio da te" finisce che poi uno si annoia. Quella sera, come dire, si sentiva un altro, a dispetto di quanto sostenuto dall'inchiostro seppiolinico della sua carta d'identità. All'interno di questa una foto, dentro questa un certo tipo con un espressione inconfondibile di uno uso allo sbadiglio: nella vita si dorme e ci si desta, è la sveglia la più grande invenzione di questo secolo. Una volta a B.Brecht chieserò, dopo un periodo di assenza dalle scene:
"maestro a cosa sta lavorando in questo periodo?"
"sto preparando il mio prossimo fallimento".
Non male come frase; o sbaglio?
p.s. dal counter ho notato che siamo in media una trentina di persone al giorno..a voi, miei aficionados, invio le miei più sentite congratulazioni per la scelta dei blog da frequentare.(che sbruffone del cazzo)